PREFAZIONE


Dalla Via Emilia al Mondo

Trasfertisti, strana gente. Dalla continua voglia di partire, di vedere nuovi Paesi, nuove genti, ma con la nostalgia di casa nel profondo del cuore. Con la valigia pronta in dieci minuti e le famiglie molte volte a pezzi, invidiati da chi fa vita di fabbrica ma costretti spesso ad adattarsi alle condizioni più difficili.

Montando macchine automatiche che mangiano sigarette sfuse risputandole impacchettate, Giancarlo Orsini, di professione trasfertista, per più di 30 anni ha girato tutti i continenti, annotando nella mente usi e costumi, vizi e virtù, pregi e difetti. Suoi e di chi gli stava attorno, perchè "Bacco, tabacco e Venere sono in tutto il mondo". Davanti al paesaggio delle valli del Setta e del Reno, dove abita con la moglie, la mente gli torna agli angoli più sperduti, ai tanti volti incrociati sulle strade del mondo. Sì perché: " Per fare questo mestiere bisogna che ti piaccia incontrare la gente, di qualunque genere. Bisogna volerle un po' di bene". E il salotto di casa si riempie sempre più: quadri, scudi, zanne, lance, piatti, statuette, cofanetti, teiere, cimeli di mille viaggi in tutti i continenti. Ma niente foto. Perché - spiega il trasfertista - occorre rispetto, specie per chi è povero. Perché il mondo è grande, non è solo l'Italia, l'Europa e gli Stati Uniti. E' anche pieno di miserie, di tristezze, di sofferenze, di guerre piccole e grandi. E il trasfertista a volte non capisce tutto quel che gli succede attorno, ma si adegua.

Le vicende personali ed aziendali si intersecano con quelle sociali e politiche dei Paesi più lontani. Con sguardo comprensivo e indulgente Ferdinando Conti e Giancarlo Orsini ci propongono non solo una storia di vita, ma uno stile di vita fatto soprattutto di ascolto e di attenzione, di solidarietà, di amore per il proprio lavoro e di rispetto per ogni uomo di ogni condizione e di ogni latitudine. Ed anche questo è un pezzo di via Emilia da continuare ad esportare nel mondo.

Giorgio Tonelli



Creazione tratta dalla Raccolta Guatelli - Parma

"Le nostre sono macchine troppo belle
per lasciarle, non potrei andare a montare
dei trabiccoli a dieci colpi al minuto,
pim pum pàffete,
mentre le nostre sembrano
delle mitragliatrici,
ra-ta-ta-ta,
centinaia di pacchetti al minuto"